Di: Gerardo Valentini
È gratuita, per ora. È tossica, già ora.
Tossica in chiave psicologica, lasciando momentaneamente da parte tutte le altre implicazioni, inquietanti, e gli altri rischi, incombenti. Concentrandoci invece sul fatto, ampiamente prevedibile e confermato dai dati statistici, che la dipendenza mentale – e addirittura sentimentale – è un fenomeno ormai avviato e in rapida espansione.
Lo scorso 5 ottobre il Corriere della Sera ha avviato una serie di articoli al riguardo e il primo partiva da ciò che sta accadendo negli USA: “Il 10% di giovani americani non frequenta più persone. I bot diventano compagni”.
Bot, per chi non lo sapesse, è l’abbreviazione di robot. E qui sta a indicare quei programmi informatici, di cui la IA è la punta di diamante, che imitano il comportamento umano. Consentendo un dialogo infinito e plasmato allo scopo di offrire dinamiche analoghe alle conversazioni tra persone in carne e ossa. Anzi: ancora più attraenti perché l’atteggiamento è totalmente “friendly”.
Tutto un assecondare e blandire chi vi si rivolge.
Non esattamente per pura benevolenza, però.
Ti senti solo? Don’t worry
Nell’articolo del Corriere ci si concentra sugli USA, ma quello è il focus specifico e non deve trarre in inganno.
Come in tanti altri casi, ciò che avviene oltreoceano è l’anteprima di quello che o prima o poi (e non di rado con preoccupante rapidità) succederà anche qui da noi. La differenza, transitoria, è che lì certe derive sono accelerate e si manifestano in anticipo: potenzialmente un osservatorio provvidenziale, se ci servisse a comprenderne i motivi profondi e a immunizzarci dalle medesime infezioni.
Restiamo sui dati, però.
Il 25 per cento dei giovani statunitensi ricorre alla IA per cercare compagnia. E il 10 per cento di quelli che hanno un’età compresa tra 20 e 29 anni attraversa intere giornate senza incontrare nessuno.
In questo scenario di progressiva desertificazione delle relazioni umane, sul cui inaridimento ha inciso non poco la segregazione domestica imposta d’autorità negli anni del Covid, è quasi ovvio che ognuno si arrangi come può. Abboccando di slancio allo pseudo rimedio di turno: dagli psicofarmaci prescritti con colpevole disinvoltura dai medici agli “svaghi” tecnologici che non hanno nemmeno bisogno di essere autorizzati da nessuno.
Così, ecco qua la nuova tendenza.
Un numero crescente di persone si sta facendo risucchiare nelle lusinghe di questo seducente “genio della lampada”. Che al pari di Internet si presenta come uno strumento neutro e persino proficuo, a disposizione di chiunque se ne voglia avvalere, ma che mescola le sue attrattive e i suoi benefici immediati con altrettante insidie.
Che sono tanto più pericolose perché nascoste, e assolte a priori, dietro il solito alibi fintamente democratico con cui si giustificano le tentazioni online, ivi incluso il gioco d’azzardo: ogni persona deve essere libera di decidere da sola se e come fruirne, trovando dentro di sé la lucidità necessaria a gestirle in modo maturo.
Come si dice, appunto nelle ricorrenti campagne televisive delle società di scommesse, “gioca responsabile”. E se poi non lo fai, suvvia, prenditela con te stesso: perché noi ti avevamo avvertito.
Oggi i bot, domani gli androidi
Il rischio che si prospetta, a forza di abusare delle interazioni e di spostarle nei territori di una profonda intimità, è inquietante. È quello di sprofondare in una vera e propria alienazione, nel senso di “un cambiamento profondo della personalità”. Un cambiamento che induce a perdere il senso della realtà e a confondere, in nome della gratificazione che se ne ritrae, un dispositivo tecnologico con un interlocutore autentico.
Non è allarmismo. E non è fantasticheria su un futuro ancora lontano e tutto da verificare.
I personaggi fittizi creati dalla IA esistono già e non sono un’esclusiva delle grandi aziende o degli specialisti. Microsoft, ad esempio, sbandiera la possibilità di costuirselo in proprio: “Crea storie intense con semplicità. Dai vita al tuo prossimo personaggio in pochi minuti. Scopri come scrittori, sviluppatori di giochi e creativi utilizzano i generatori di personaggi basati sull’IA per arricchire le loro storie”.
Storie? O simulacri, invece, di ciò che non si è in grado di conseguire nella vita reale?
Oggi ci si rivolge ai bot, per ottenere compagnia e conforto. Domani – un domani molto più prossimo di quanto può sembrare – toccherà agli androidi. Partner a nostra costante e totale disposizione. Meravigliosamente simili alle persone che desideriamo e che non abbiamo incontrato. O conquistato.
Ci diranno che non c’è niente di male. C’è un bisogno e lo si soddisfa. Le persone si sentono meglio e questo è l’importante.
Ma a chiamarla col suo nome è pazzia.
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