Ma che ottima pianificazione, boss del pallone

Di: Gerardo Valentini

Poverini: gli era sfuggito. Gli era sfuggito che a Roma, nella settimana che va da lunedì 11 a domenica 17 maggio, c’è la fase conclusiva degli Internazionali di tennis e che i match si svolgono al Foro Italico. Ossia a quattro passi dallo stadio Olimpico dove si giocano, invece, le partite di calcio. 

Il resto (il pasticcio: anzi, il doppio pasticcio) è venuto di conseguenza. Al momento di elaborare i calendari, della Serie A e della Coppa Italia, gli eccellentissimi manager del calcio – già così apprezzati per le squisite performance della nazionale, eliminata dai Mondiali per tre volte di fila – hanno piazzato in quella stessa settimana due incontri di spicco: mercoledì 13 la finale di Coppa Italia e domenica 17 il derby tra Roma e Lazio.

Vero: quando hanno stabilito le date non potevano sapere, e però non potevano nemmeno escludere, che in finale ci arrivasse anche la Lazio. E allo stesso modo non era sicuro, ma neanche impossibile, che almeno una delle due squadre della Capitale fosse in corsa per la qualificazione alla Champions League del prossimo anno, ponendo così la necessità di effettuare in contemporanea i match di tutte le squadre coinvolte nella stessa volata. Match che in un primo momento sono stati fissati, infatti, per le ore 12.30 di domenica prossima.

Ed è qui che le cose si sono complicate. Intrecciandosi con una serie di altri fattori e facendo emergere (esplodere) i vizi della mancata lungimiranza. 

Chi prima non ci pensa… 

Cosa ti va a succedere, mercoledì sera? Succede che l’ultimo incontro di tennis della giornata comincia tardissimo, poco prima delle 23, e quindi a ridosso dei festeggiamenti in corso all’Olimpico. Dove per celebrare il vincitore del trofeo, in questo caso l’Inter, c’erano pure i fuochi artificiali. 

I quali fuochi – pensa te – sviluppano una nuvola di fumo. Che dopo un po’ – mannaggia mannaggia – si è spostata verso il Centrale del Foro Italico e colà è ristagnata, mettendo fuori uso i sensori elettronici del cosiddetto hawk-eye, in italiano “occhio di falco”. Il sistema elettronico che ha preso il posto dei giudici di linea e che stabilisce in via tecnologica, e con verdetto inappellabile, se la pallina sia caduta al di là delle linee del campo, quand’anche di un solo millimetro.

Voilà: partita interrotta per circa venti minuti. A danno sia dei giocatori, già messi a dura prova dal freddo e dall’umidità di un orario così avanzato, sia degli spettatori, che avevano pagato (profumatamente) per uno spettacolo serale e che invece si sono ritrovati immersi in una maratona notturna. Troppo prolungata per indurre tutti a resistere sino al termine. Perché va bene il tennis ma la mattina dopo c’è da andare a lavorare. E se tiri le tre o le quattro…

Domanda: erano davvero indispensabili i fuochi artificiali? Era impossibile sostituirli con dei giochi di luce, magari generati da un computer?

Risposta: un doppio no. Solo che non ci avevano pensato. Non si erano minimamente chiesti se lo show pirotecnico potesse avere qualche controindicazione, qualora ci fosse stato in corso un match di tennis a così breve distanza.

Ma è proprio questo il problema: è che i Signori del Pallone sono abituati a procedere come se esistessero solo loro. Nel presupposto, nella pessima abitudine, che in un modo o nell’altro ci si adeguerà a ciò che loro hanno deciso.

Interessi da gestire: enormi. 

Visione d’insieme: zero.

Contrattempi? Non proprio

E poi c’è la questione del derby. Che per motivi di ordine pubblico si voleva rimandare a lunedì sera, allo scopo di evitare la contiguità con la finale degli Internazionali di tennis. In cui ci si attende che giochi, e che vinca, Jannik Sinner. Riportando così un italiano ad aggiudicarsi il torneo a cinquant’anni esatti dal trionfo celeberrimo, ma ormai lontanissimo, di Adriano Panatta. 

Tira e molla, molla e tira, alla fine il prefetto ha ceduto e ha dato l’avallo. Inizio alle 12 di domenica, in coincidenza con le altre partite delle aspiranti alla zona Champions (Pisa-Napoli, Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina e Como-Parma), mentre la finale degli Internazionali è slittata alle 17.

Tutto a posto, quindi?

No. Perché l’accomodamento trovato in extremis sistema soltanto, e a fatica, la vicenda di giornata. Con il rischio per nulla remoto di accantonare prontamente le cause del guazzabuglio e di non cambiare un bel niente nel mondo della FIGC e dintorni. Riducendo la vicenda a uno spiacevole, malaugurato, accidentale errore di percorso.

Cose che possono capitare ma che alla fine – avete visto? – sono state gestite senza che nulla fosse davvero compromesso. 

Sul versante del tennis il match di mercoledì si è comunque concluso, sia pure a tarda notte, e domenica la finale si disputerà come stabilito nel pomeriggio, benché un po’ più tardi. Analogamente, su quello del calcio, la finale di Coppa Italia è ormai in archivio e il derby è in arrivo, nella prevista simultanea con le altre contendenti ai posti Champions.

Tarallucci e vino, nel solito copione italiota. Sorvolando per l’ennesima volta su chi il copione lo scrive e lo mette in scena, con l’unica preoccupazione che il baraccone non si blocchi. Bloccando perciò i vantaggi personali di chi ci lucra sopra, a suon di quattrini e di altri privilegi.

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