Di: Gerardo Valentini
È diventata un’etichetta. Uno stereotipo. Uno di quei luoghi comuni, molto più numerosi di quanto la maggior parte delle persone si immagina, che vengono usati a piene mani dall’establishment e dai media che lo sostengono.
Lo scopo è il solito: presentare l’Occidente come un soggetto morale e benintenzionato che si comporta in modo sostanzialmente corretto, nel solco dei valori democratici e del diritto internazionale, mentre invece i suoi nemici sarebbero un concentrato di ambizioni perverse e di mancanza di scrupoli. Autocrati al proprio interno, aggressivi all’esterno. Fino a rientrare – ed ecco un’altra etichetta creata ad hoc – nel novero dei “Paesi canaglia”.
In realtà il termine “guerra ibrida” esisteva già da prima, ma si è iniziato a utilizzarlo assiduamente a partire dal 2014. Con riferimento, guarda caso, alla Russia di Putin e ai suoi dissidi con l’Ucraina, che all’epoca si imperniavano sull’occupazione della Crimea e sulla secessione del Donbass. Per poi sfociare otto anni dopo, nel febbraio 2022, nello scontro bellico che prosegue tuttora.
Essendo appunto un’etichetta, da ripetere a oltranza e da scagliare a senso unico, per lo più ci si guarda bene dallo spiegare in dettaglio di che cosa si tratti. Ovvero, che cosa ci rientri e che cosa no.
Se lo si facesse, infatti, emergerebbe con facilità che c’è uno squilibrio decisivo e per nulla casuale: le stesse azioni che vengono additate come subdole e intollerabili, quando le si attribuisce al nemico, sono analoghe a quelle che al contrario, quando a porle in essere sono gli occidentali, vengono considerate legittime. Oppure sottaciute, per non assumersene la responsabilità e non doverne rispondere né in teoria né in pratica.
Concentriamoci su questo, allora. Su quello che va inteso per “guerra ibrida”.
Così la Russia, così la UE
Un’ottima sintesi l’ha tracciata recentemente Andrea Beccaro, sul sito insideover.com.
Dopo aver giustamente ricordato che la formula viene utilizzata “come contenitore di qualunque azione che non sia l’azione militare diretta, finendo così per includere qualunque cosa e perdendo qualsiasi utilità se non quella narrativa”, ha fissato i punti essenziali in un elenco che fissa sei direttrici.
“Azioni di propaganda più o meno organizzate in una reale strategia; azioni economiche di contrasto al nemico o di supporto a fazioni amiche; interferenza interna; operazioni nella dimensione cyber; impiego di milizie locali; impiego di forze speciali.”
Balza all’occhio, vero?
L’analisi potrebbe essere estesa a svariati altri contesti, dalla conclamata falsità delle “armi di distruzione di massa” attribuite a Saddam alle “rivoluzioni colorate” nel mondo post sovietico e alle tante opacità, per usare un eufemismo, nei finanziamenti all’Isis e ad altri gruppi estremisti di matrice islamica.
Limitiamoci però ai rapporti conflittuali con la Russia. Non c’è alcun dubbio che la propaganda anti Putin venga svolta dai governi e dai media europei a getto continuo, accusando lui di emarginare/eliminare chi gli si contrappone e magnificando i suoi oppositori quali paladini della libertà. Il che configura, ovviamente, una tipica e assidua “interferenza interna”.
Analogamente, le iniziative economiche ostili sono ripetute e apertamente rivendicate, dalle sanzioni (arrivate nel luglio scorso al ventunesimo pacchetto) ai finanziamenti miliardari all’Ucraina, tra forniture militari e capitali “in prestito”. Altro che “milizie locali”: il supporto esplicito riguarda la totalità delle forze armate ucraine, ivi incluso l’addestramento dei loro soldati sul territorio europeo, e anche l’invio di militari Nato altamente qualificati è ben di più che un sospetto.
Dovrebbe bastare già questo, a chiarire che la “guerra ibrida” non è affatto un’esclusiva della Russia. Ma c’è un aspetto che merita un approfondimento specifico: quello delle interferenze elettorali.
Tra paura ed esorcismi
La versione corrente è nota: l’informazione affidabile la assicurano i media mainstream, costituiti da bravi e seri professionisti del settore, mentre chi opera altrove va preso con le molle, visto che in moltissimi casi oscilla tra l’improvvisazione pasticciona dei dilettanti e le distorsioni deliberate dei mistificatori.
L’allarme, strumentale, segue a ruota: attraverso la diffusione di notizie false, o comunque falsate dall’angolazione capziosa con cui le si presenta, si ingannano gli elettori e si condiziona il loro voto. Distogliendolo dalle vere forze democratiche, che vengono identificate in maniera dogmatica in quelle che perpetuano l’impostazione preesistente, e sino al punto di mettere a repentaglio la tenuta dell’intero sistema.
In pratica, un’azione sovversiva. Che mira a delegittimare le attuali classi dirigenti e a sgretolarne il potere, spianando la strada a partiti che fanno leva sul crescente malcontento e che rifiutano le logiche dominanti.
Non solo nuovi competitors, nella prospettiva di una semplice alternanza tra soggetti che per quanto diversi assecondano il medesimo assetto socioeconomico, ma formazioni che si pongono come alternative ad ampio raggio. Vedi, appunto, la tedesca AfD, Alternative für Deutschland.
Autocritica? Ma quando mai.
L’approccio corretto, di fronte al manifestarsi di queste esigenze di cambiamento, sarebbe un sincero esame di coscienza. Ci sono delle motivazioni reali, nell’insoddisfazione popolare? Sono stati commessi degli sbagli, nelle scelte compiute o nel modo di comunicarle? Non c’era davvero nessuna opzione migliore e più equilibrata, rispetto alle decisioni che si sono prese rispetto all’immigrazione di massa, alla globalizzazione accelerata e all’eterna sudditanza nei confronti degli USA?
Manco a parlarne, invece.
Si preferisce rifugiarsi nell’alibi della manipolazione altrui. Non è che sta affiorando la verità, ossia che la retorica degli ideali liberaldemocratici è servita a nascondere l’asservimento agli interessi di determinate oligarchie, innanzitutto finanziarie. Macché: è che gli elettori meno colti e meno lucidi si lasciano abbindolare dai messaggi incendiari di chi vuole indebolire la potente unità europea.
Se i cittadini appoggiano le élite al potere è la dimostrazione della loro maturità e del fatto che sono capaci di pensare con la loro testa. Se non lo fanno sono dei poverini che si lasciano infinocchiare dai malintenzionati di turno. Russia in primis, nella situazione odierna.
Una strana idea di democrazia. Una democrazia “ibrida”: quando dice di sì è perfetta, quando dice di no va messa in quarantena. Sperando che l’infezione non dilaghi.
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