Di: Gerardo Valentini
“Diversificazione”.
Negli ultimi anni è un termine che si usa spesso a proposito delle fonti di energia. Se sei tra le nazioni che hanno bisogno di rifornirsi all’estero, come avviene per gli Stati della UE e in misura particolarmente massiccia per l’Italia, devi sforzarti di non dipendere né da un’unica risorsa né da un unico venditore. Vedi quello che è accaduto con la Russia, sull’onda della guerra in Ucraina, e gli scenari ancora più foschi connessi alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Nel caso di cui parliamo oggi, però, la diversificazione ha un orizzonte diverso. Altrettanto importante ma ancora più ampio. Di gran lunga più ampio.
L’orizzonte, infatti, è quello del commercio estero. Che nei rapporti tra India e UE ha già ricevuto un potentissimo impulso dall’accordo di libero scambio che è stato concluso nel gennaio scorso, ma che qui si espande sino a diventare un’intesa a tutto campo. Nel segno di un’interazione che va molto oltre gli scambi prettamente commerciali e che configura un sodalizio assiduo e privilegiato, destinato a incrementarsi nel tempo e con una fortissima proiezione nel futuro.
Giorgia Meloni, che questo accordo lo ha promosso e portato a compimento nel corso della recentissima visita, a Roma, del leader indiano Narendra Modi, ne rievoca così le tappe di avvicinamento.
“Nel 2023 io sono stata a Nuova Delhi e, in quell’occasione, abbiamo lanciato il nostro partenariato strategico. L’anno successivo, nel 2024, a margine del G20 in Brasile, ci siamo visti con il Primo Ministro e abbiamo siglato il nostro Piano d’azione congiunto strategico 2025-2029. Oggi qui a Roma eleviamo il nostro rapporto a livello di partenariato strategico speciale, cioè il più alto mai raggiunto nelle relazioni tra le nostre due Nazioni.”
La parola chiave, come avrete sicuramente notato, è “strategico”. Non solo una poderosa spinta sul piano economico, che dischiude grandi e ulteriori potenzialità per le nostre esportazioni all’insegna del celeberrimo e suggestivo made in Italy, ma la visione condivisa di una cooperazione internazionale che va ripensata e rilanciata. Per adeguarla al nuovo assetto multipolare che il mondo sta assumendo.
Meno giudizi (e basta spocchia)
In parallelo con l’intesa sancita durante il bilaterale di Roma, Meloni e Modi hanno firmato una lunga ricognizione che mercoledì scorso è stata pubblicata dal Corriere della Sera e riportata integralmente sul sito del Governo.
Nella parte iniziale si fa espresso riferimento ai valori di “libertà e democrazia”, ma è un accenno molto rapido che sarebbe bene far rimanere tale: escludendo cioè la consueta tendenza – la consueta pretesa – dei Paesi occidentali a mettersi in cattedra e a sindacare sui sistemi di governo altrui. Nel presupposto quanto mai fuorviante che la democrazia debba andare al di là del diritto universale di voto e saldarsi, obbligatoriamente, alle stesse libertà civili e agli stessi convincimenti morali che si sono affermati in Europa e negli USA.
Questo approccio presuntuoso deve essere abbandonato una volta per tutte. Sostituendolo con l’idea, con la consapevolezza, che le relazioni proficue con altre nazioni non presuppongono un’identità di valori e che, soprattutto, non spetta a noi ergerci a giudici delle società diverse dalla nostra.
Il vizio, purtroppo, è radicatissimo e riemerge di continuo.
Da un lato, diventando un’autoassoluzione permanente: sì, faremo anche un mucchio di cose sbagliate ma abbiamo sempre e comunque le migliori intenzioni. L’alibi inossidabile dietro cui nascondere le gravi responsabilità per i moltissimi problemi che ci affliggono, dall’immigrazione incontrollata alla perenne sudditanza nei confronti di Washington (del cui dominio invasivo la smaccata protervia di Donald Trump è solo la versione più evidente), e dalla scarsa lungimiranza economica all’autolesionismo delle sanzioni inflitte agli Stati reietti. Quelle che in teoria dovrebbero punire loro ma che finiscono per danneggiare innanzitutto noi stessi.
Dall’altro lato, facendone uno strumento di facile/ottusa propaganda.
Sul Fatto Quotidiano, notoriamente vicinissimo al Movimento Cinque Stelle e perciò costantemente all’attacco di Meloni & C., Daniela Ranieri ironizza come segue: “Modi, al governo dal 2014, è capo del BJP, partito nazionalista induista e suprematista, che discrimina i musulmani e limita la libertà. (…) Chissà se Modi ha detto a Giorgia che per limitare le proteste fa ricorso al coprifuoco, all’arresto illegittimo e all’interruzione di Internet, cioè usa la tecnologia per alterare la democrazia”.
Come no? Vogliamo promuovere le sanzioni UE anche a carico dell’India?
Un tema cruciale: la IA
Nella succitata ricognizione, che vale la pena di leggere per intero, si dà molto spazio anche all’Intelligenza Artificiale. E giustamente se ne sottolineano i rischi, accanto alle opportunità.
“Concependola come uno strumento creato dagli esseri umani per gli esseri umani, affermiamo con forza che la tecnologia non può sostituire le persone. Italia e India collaborano da tempo per garantire che lo sviluppo dell’IA sia responsabile e centrato sull’essere umano. Da questa prospettiva, India e Italia vedono anche l’IA come un potente strumento di sviluppo inclusivo, soprattutto per il Sud Globale, dove infrastrutture digitali pubbliche e tecnologie accessibili e multilingue possono colmare i divari anziché approfondirli.”
Magari lo si poteva dire in maniera ancora più esplicita, ma il messaggio è comunque nitido: mai e poi mai la tecnologia deve degenerare in tecnocrazia. Nessuna elaborazione raziocinante, da parte di dispositivi che per quanto evoluti e mirabolanti rimangono delle macchine, può sostituirsi alle scelte umane che sono, innanzitutto, scelte di valore. Rispetto alle quali la razionalità può intervenire utilmente nella realizzazione degli obiettivi, ma non certo nella fase precedente in cui se ne fissano le motivazioni.
Il testo firmato da Meloni e Modi si richiama a radici culturali profonde: “Basandosi sulla visione indiana del MANAV (umano in hindi NdT) — che pone l’essere umano al centro della tecnologia — e sulla leadership italiana nella promozione di una «algor-etica» antropocentrica radicata nella tradizione umanistica, il nostro partenariato mira a garantire che l’IA agisca come catalizzatore di emancipazione sociale. Il nostro approccio combina la scala digitale dell’India con l’esperienza etica e industriale dell’Italia, affinché la tecnologia sia al servizio della dignità umana.”
Infatti. Al suo meglio la IA è un acceleratore di processi positivi. Al suo peggio si trasforma in un Moloch che ci inchioda a criteri e a priorità fuori dal nostro controllo. E dalla nostra volontà. Dietro il vessillo ingannevole di un giudizio obiettivo e super partes, un ordine sociale ed economico che non abbiamo deciso e al quale siamo costretti a conformarci.
Il classico caso in cui il rimedio è peggiore del male. Infinitamente peggiore.
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