Di: Gerardo Valentini
1 – Andare alle urne. Assolutamente SÌ.
2 – Le patologie da eliminare
3 – Il paravento della Costituzione
4 – Le correnti: ideologizzate e faziose
5 – Il CSM che tutto dispone
6 – La contiguità, pericolosa, di pm e giudici
7 – Sarebbe meglio lasciare tutto com’è?
8 – La Riforma: indispensabile e urgente
9 – “Tecnico” non significa incomprensibile
10 – Voltare pagina. Iniziare la bonifica
IL DECALOGO IN DETTAGLIO
1 – Andare alle urne. Assolutamente SÌ.
Il referendum è confermativo e perciò non ci sarà un quorum. Ma questo non deve trarre in inganno. L’astensione, stavolta, rischia di favorire quelli che sono contrari. Però le previsioni ci dicono che maggiore sarà l’affluenza e più è probabile che vincano i Sì.
La vittoria, quindi, dipende da ciascuno di noi. Niente scuse e tutti ai seggi.
2 – Le patologie da eliminare
Sono tante. Ma quella fondamentale è la sistematica forzatura della celebratissima “indipendenza” della magistratura, che si è trasformata via via in un potere autoreferenziale e fuori controllo. Consolidando delle reti che hanno un orientamento politico ben preciso e in chiave progressista.
Dall’applicazione delle leggi si è passati, in troppi casi, a decisioni di natura politica sui valori da affermare, o viceversa da ostacolare. Con un raggio d’azione pressoché illimitato. Come ha sottolineato recentemente la stessa Giorgia Meloni, «i giudici decidono su moltissimi aspetti della nostra vita: sulla sicurezza, sull’immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale. È un potere enorme».
Un numero rilevante di magistrati “militanti” che le leggi le interpretano a modo loro. Contrapponendosi ai governi sgraditi, ossia di destra o di centrodestra, e negando così la sovranità popolare. Che è la vera e irrinunciabile base della democrazia.
3 – Il paravento della Costituzione
Da un lato è inevitabile: nella Suprema Carta, e in altri documenti internazionali come ad esempio la “Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo”, ci sono delle affermazioni di principio. A cominciare da quelle sulla libertà e sull’uguaglianza.
Dall’altro lato, però, questi proclami altisonanti si prestano a essere declinati in modo assai mutevole. A seconda che li si consideri – giustamente – degli auspici, o che viceversa li si imponga come norme assolute e inderogabili.
È appunto ciò che fanno certi magistrati: li adattano alle proprie convinzioni personali. A volte li irrigidiscono. Altre volte li attenuano. Ma sempre e comunque con la pretesa di essere gli unici depositari della Verità e della Morale.
4 – Le correnti: ideologizzate e faziose
La chiave di volta di questa deriva sono le correnti: che portano a controllare gli organi di autogoverno e a orientare i percorsi lavorativi dei singoli magistrati. Privilegiando quelli che sono allineati ai diversi gruppi.
Al posto della meritocrazia, la “vicinocrazia”.
Un favoritismo che non si esaurisce nei normali vantaggi di carriera, come ottenere incarichi di maggior prestigio, con stipendi più elevati e/o nelle sedi preferite. Ma che permette di innalzare alle posizioni di vertice, dalla Corte Costituzionale alla Cassazione eccetera, coloro i quali assicurano di attenersi a certe linee di interpretazione – o di asservimento – del diritto. Sia nazionale, sia internazionale.
5 – Il CSM che tutto dispone
In questa incessante opera di condizionamento un ruolo centrale è svolto dal Consiglio Superiore della Magistratura. Che è previsto dall’art. 104 della Costituzione e che accorpa molte e decisive funzioni.
Questo organo, infatti, “adotta i provvedimenti riguardanti assunzioni, assegnazioni, trasferimenti e promozioni dei magistrati, nonché i provvedimenti disciplinari”.
Inoltre, bisogna avere ben chiaro chi ne fa parte. Ovvero: chi arriva a farne parte.
6 – La contiguità, pericolosa, di pm e giudici
È la questione affrontata da uno degli aspetti cruciali della Riforma: la separazione delle carriere tra magistrati requirenti (in pratica i pm) e giudicanti (quelli che emettono le sentenze). Una divisione che si vuole rendere definitiva e che prevede anche il parallelo sdoppiamento del CSM, in base alle diverse funzioni.
In passato questi passaggi potevano avvenire a più riprese, poi la c.d. Riforma Cartabia li ha ridotti a uno solo. Ma lo ha fatto con una legge ordinaria che in quanto tale sarebbe molto più agevole da cambiare di nuovo, rispetto a una modifica costituzionale come quella su cui voteremo.
Il problema, però, è ancora più ampio. Oggi i pm e i giudici operano nei medesimi edifici e in uffici più o meno contigui. Collocarli in sedi distinte aiuterà a evitare che le frequentazioni quotidiane possano sfociare in relazioni ambigue.
Come si dice, a scanso di equivoci.
7 – Sarebbe meglio lasciare tutto com’è?
Eccolo, l’unico No da tenere a mente. Quello che serve a rispondere a questa domanda. Che è una sola. Ma che ne ingloba tante altre.
Sarebbe meglio lasciare tutto com’è?
NO. No che non lo è.
Le distorsioni della magistratura vanno fermate. Perché vanno avanti da troppo tempo e la loro associazione di categoria, l’ANM, ha sempre fatto finta di nulla. Rifiutandosi di ammetterle. E figuriamoci di curarle.
8 – La Riforma: indispensabile e urgente
Sono le patologie che abbiamo visto, a rendere necessario il massiccio intervento che è stato (finalmente) approvato dal Parlamento. E di cui qui potete trovare una buona sintesi.
Non si tratta affatto di screditare la magistratura, ma di riqualificarla. Rimuovendo quelle storture che si sono create e accumulate nel tempo.
La funzione in sé è sacrosanta. Ma è proprio per far sì che torni a godere della piena fiducia dei cittadini che è essenziale incidere, liberandola dalle degenerazioni che la affliggono. E che danneggiano anche i tanti magistrati di valore che pure ci sono.
9 – “Tecnico” non significa incomprensibile
Tra i molti tentativi di sabotare la Riforma c’è anche questo: sostenere che le questioni siano talmente complesse che soltanto i giuristi sarebbero in grado di valutarle. Ma è un argomento capzioso. Un trucco per scoraggiare tantissimi cittadini dal votare.
La verità è un’altra. Per afferrare il senso complessivo delle modifiche non ci vuole una laurea in legge: basta avere buona memoria e ricordarsi di quello che è successo in una miriade di occasioni. Quando i magistrati hanno agito con arroganza e pregiudizio. Condannando dei palesi innocenti, come lo fu Enzo Tortora. Inventandosi l’accusa di sequestro di persona contro Salvini, per il fermo della nave Open Arms carica di immigrati illegali. Portando via ai genitori i bambini della “casa nel bosco”.
Tre esempi tra innumerevoli altri. E mai (mai!) nessuna assunzione di responsabilità. Né tantomeno delle autentiche scuse: che per essere davvero tali devono sfociare in un cambio, sostanziale, di atteggiamento e di condotta.
10 – Voltare pagina. Iniziare la bonifica
Vero: le norme di legge non sono mai un rimedio istantaneo. Tanto più quando, come in questo caso, si tratta di risanare dei guasti che si sono prodotti – e aggravati – sull’arco di decenni e decenni.
Ancora più vero: bisognava cambiare direzione e adesso lo si è fatto. I risultati verranno col tempo, ma il risanamento può finalmente cominciare. A condizione che il referendum dia l’esito positivo che ci auguriamo: una grande vittoria del Sì.
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